Editoriale

a cura di Don Mario Russo, responsabile della pastorale giovanile della Diocesi di Pozzuoli

Cari giovani…
Rieccoci insieme a vivere il tempo che la Chiesa ci offre per prepararci ad accogliere il Figlio di Dio che si fa carne per ciascuno di noi.
L’avvento è il tempo dell’attesa… della gioia… della possibilità che ci è data di convincerci che il Natale è un lieto evento, l’evento più lieto che il cuore dell’uomo potesse sognare. Un lieto evento che continua ad accadere oggi e ha la forza prodigiosa di cambiare la vita di innumerevoli persone e l’intera società.
E tutti sono chiamati a lasciarsi coinvolgere.
Questo evento superlativamente lieto lo conosciamo attraverso il racconto incantevole della nascita di Gesù a Betlemme, dal vangelo di Luca… o ancora… in una pagina che è forse la più alta e profonda di tutta la Scrittura, che è il prologo al vangelo di Giovanni. Possiamo considerarla una riflessione teologica, una contemplazione traboccante di meraviglia e di gioia, che ha come contenuto il mistero dell’Incarnazione. Questa pagina ci invita a concentrare l’attenzione sul vero “cuore” del Natale.
Se riusciamo a non lasciarci distrarre da un contesto fuorviante e dispersivo; se riusciamo a non accontentarci della dolcezza sentimentale che questa festa comunica… se riusciamo a cogliere il centro del mistero che oggi celebriamo, allora ci sentiremo come… travolti. Incredibile, ma vero! L’imprevedibile è accaduto! “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.
Tra i miliardi di uomini che fin dall’inizio hanno popolato la Terra, nella “processione” ininterrotta di buoni- cattivi, piccoli- grandi, ricchi- poveri, felici- infelici, tutti “nomadi” in cammino, uno era Dio. Uno fra i tanti, mescolato con loro nel condividere la medesima esperienza.
Questo bimbo è Dio, il Figlio di Dio, che non è venuto tra noi come un turista, come un visitatore frettoloso e di passaggio, ma si è inserito radicalmente nella razza umana… divenendo un membro della famiglia umana: un compagno di viaggio che condivide gioie, fatiche, sofferenze fino all’esperienza della morte.
Dio si è fatto talmente uno di noi che una ragazza può dire a Dio: “Tu sei mio figlio!”. E Dio può dire ad una ragazza: “Tu sei la mia mamma!”.
 “Vi annunzio una grande gioia”… L’angelo è messaggero di Dio, che parla appunto attraverso di lui. Quindi è Dio stesso che ancora oggi ci invita a gioire. La gioia per questa nascita è anzitutto di Dio: Dio è felice per averci donato suo figlio.
Il Natale è la festa che ci invita ad avere fiducia in Dio e fiducia nell’uomo, in ogni uomo: che meraviglia essere uomo, se il Figlio di Dio ha scelto di diventare uomo!
A Natale non celebriamo soltanto la nascita di Gesù. Natale è anche la festa della nostra nascita, la festa della nascita dell’uomo. È la scoperta nuova di quanto valga io, tu, ogni uomo. Se Dio si è fatto bambino, se è nato in una stalla, se ha pianto e ha riso e ha giocato come tutti i bambini, se ha legato la sua esperienza di vita a quella dell’uomo; allora non si può far soffrire o lasciar soffrire un uomo, chiunque egli sia, senza colpire direttamente il Figlio di Dio, divenuto nostro fratello, il primo fratello. Ogni uomo è mio fratello. In ogni uomo si riflette il volto di quel primo fratello.
Natale, allora, è una memoria scomoda: contesta fortemente ogni scelta, ogni abitudine e comportamento, ogni stile di vita non improntati alla solidarietà e all’attenzione concreta verso chi soffre, verso i poveri, gli ultimi con i quali Egli si è identificato. Quei poveri, quegli ultimi che spesso sono più vicini a noi di quanto non pensiamo e sono forse anche in casa nostra!
Il Natale ci ricorda che il Figlio di Dio, assumendo la nostra umanità, è venuto a trapiantare qui sulla terra un modo nuovo di vivere, una nuova cultura, un nuovo stile di rapporti: la cultura della Trinità, la civiltà della Trinità, che è amore scambievole (“come in cielo così in terra”). Noi tradiamo il Natale quando non amiamo e non ci amiamo.

Ma l’amore è possibile, una nuova società è possibile. Se l’umanamente impossibile è accaduto (la nascita da una Vergine, e soprattutto la nascita di un uomo-Dio), allora ciascuno, qualunque sia la sua età anagrafica, può e deve dire: Io oggi rinasco, ricomincio, perché l’incontro col Salvatore mi rigenera a vita nuova.
Il mio desiderio è che le comunità parrocchiali alle quali, voi cari giovani appartenete… ogni nostra famiglia o gruppo o movimento… anzi ogni singola persona, diventino sempre più culla, cioè “presepe” vivo dove Maria continua a deporre Gesù, luogo dove Gesù continua a nascere e rinascere per la gioia di tutti gli uomini.
Il grande sogno del Bambino di Betlemme è fare di tutti gli uomini una sola famiglia. È trasferire nel cuore dell’umanità l’atmosfera di famiglia, l’incendio d’amore che brucia nella Trinità, da dove Egli proviene. La realizzazione di tale sogno dipende anche da me e da te. Essere sempre più famiglia è lo scopo del Natale… e quale famiglia migliore se non quella di Betlemme ci insegna la legge fondamentale che è l’amore scambievole. Il Natale è… Gesù tra Maria e Giuseppe uniti nell’amore. È qui che si compie pienamente il “venne ad abitare in mezzo a noi”. Ma continua ad accadere in modo particolare là dove ci si ama a vicenda.
Far nascere e rinascere Gesù attraverso i gesti concreti dell’amore fraterno: ecco il Natale! Dipende da me… da te… da ciascuno!
Buon cammino d’Avvento.

Don Mario Russo